Distretto D26 - Largo ai Giovani Il Fiore della Vita

Associazione di Volontariato PROGETTO COLAPESCE onlus
Iscritta con D.D.R. n.155 del 31 gennaio 2005 nel registro generale delle Organizzazioni volontariato Sez. A di cui all’articolo 6 della L.R. n.22/1994

 

 

NOTIZIE

Entro il 31 ottobre concorso Cesv Messina per le nuove generazioni

Il Centro Servizi per il Volontariato di Messina, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia e del 2011 Anno Europeo del Volontariato, ha promosso un concorso per giovani, dal titolo  “…Make a difference!  Giovani, volontariato e creatività… per comunità giuste e solidali!”, sui temi della cittadinanza, dell'impegno sociale e del volontariato, con la possibilità di presentare lavori (anche multilingue) come racconto breve, poesia, fotografia, disegno, fumetto e video. Fissato inizialmente il 31 maggio 2011, il termine per il Concorso, su delibera del Consiglio direttivo Cesv, è stato prorogato al 31 ottobre 2011.

Si può concorrere sia a livello individuale, sia (in gruppi da due a sei persone) tramite Istituti scolastici, associazioni e gruppi giovanili, anche informali. Nell’ambito della promozione del volontariato giovanile, il concorso è riservato ai giovani di età compresa tra i 14 e i 25 anni della provincia di Messina. I lavori dovranno dunque pervenire entro e non oltre il 31 ottobre 2011 al seguente indirizzo: CESV  Messina, Via G. La Farina, 7, is. 279, 98122 Messina. Per informazioni: Cesv di Messina, Via G. La Farina n. 7, tel. 090/6409598, fax 090/6011825, e-mail infoeuropa@cesvmessina.it , sito Internet www.cesvmessina.it.

“In un momento difficile, tra crisi economica e sfiducia nel futuro, il Cesv scommette sulla creatività delle nuove generazioni e sulla loro capacità di ripensare la nostra idea di comunità nel segno della giustizia e della solidarietà sociale”, afferma il docente universitario Antonino Mantineo, presidente del Centro Servizi per il Volontariato, che aggiunge: “I 150 anni dell’Unità d’Italia e il 2011 come anno europeo del volontariato devono costituire uno stimolo per invertire la rotta e modificare profondamente il nostro modello di società, valorizzando l’apporto dei giovani senza paralizzarli nell’eterna incertezza del precariato. Il tutto nel segno dell’adesione ai valori repubblicani della nostra Carta Costituzionale e ai valori della cittadinanza attiva, dell’impegno sociale e della solidarietà”.


Il concorso

Potranno concorrere i lavori, anche multilingue, realizzati in una delle seguenti forme:
1. Racconto breve (max.10.000 battute).
2. Poesia
3. Fotografia (max serie di 20 fotografie).
4. Disegno
5. Fumetto
6. Video (in formato DVD di max 15 minuti).

Tutti i lavori dovranno essere consegnati anche in formato digitale per consentirne la diffusione sul sito del CESV Messina. Nel sito sarà possibile trovare in un'apposita sezione tutta la documentazione utile per approfondire le tematiche del concorso.
Gli operatori del CESV  e i volontari delle organizzazioni di volontariato, su richiesta, potranno collaborare per la realizzazione dei lavori, mediante incontri di approfondimento.

Scadenza:
I lavori dovranno pervenire entro e non oltre il 31 ottobre 2011 al seguente indirizzo: CESV  Messina, Via G. La Farina, 7, is. 279, 98122 Messina.

Valutazione e premiazione:
I lavori saranno valutati da una giuria di esperti e volontari e potranno essere pubblicati sul sito istituzionale del CESV (www.cesvmessina.it) o utilizzati nel corso di attività promozionali del CESV stesso.
Il concorso prevede i seguenti premi:
1° Premio
Divulgazione dell’opera e partecipazione ad uno stage presso organismi comunitari istituzionali e non.

2° Premio
Divulgazione dell’opera e partecipazione ad uno stage presso  organismi del volontariato di rilevanza nazionale.

3° Premio
Divulgazione dell’opera e partecipazione presso un organismo del volontariato di rilevanza regionale, impegnato nella gestione di beni confiscati alle mafie.


Per informazioni: Cesv, Centro Servizi per il Volontariato di Messina, Via G. La Farina n. 7, tel. 090/6409598, fax 090/6011825, e-mail infoeuropa@cesvmessina.it , sito Internet www.cesvmessina.it.

 

Non profit: oltre 3 milioni di italiani svolgono attività di volontariato.
Marzano: "C'è un’Italia buona che non fa notizia, ma fa un lavoro straordinario e silenzioso"

La propensione degli italiani al volontariato è triplicata tra il 1993 e il 2008, si stimano in 3.315.327 i volontari nelle istituzioni non profit (+ 3% rispetto al censimento precedente) e producono lo 0,7% del Pil. Lo rileva la ricerca Cnel-Istat, curata dall'Osservatorio sull'economia sociale del Cnel, coordinato dal consigliere Gian Paolo Gualaccini, presentata stamani a Villa Lubin. Il censimento dell'Istat delle istituzioni non profit del 1999, adottando la definizione contenuta nel Sistema dei Conti Nazionali, ha rilevato che le ore prestate da coloro che all'interno dell'organizzazione erano inquadrati come volontari erano pari a 701.918.839 che, tramite il metodo del costo di sostituzione, corrispondono a 384.824 unità di lavoro (ULA) full-time per 38 ore settimanali e 48 settimane lavorative annue. Oltre alla stima delle ULA, l'applicazione del metodo del costo di sostituzione prevede che venga determinato il salario ombra teoricamente più appropriato per remunerare il lavoro volontario. Nel dettaglio, per ogni settore di attività prevalente è stato calcolato il valore mediano della retribuzione dei dipendenti full-time pari a 7.779 milioni di euro (cioè 7 miliardi euro). In termini relativi, questa stima corrisponde allo 0,7% del PIL, riferito al 1999 e, se sommata al totale del valore della produzione di tutte le organizzazioni nonprofit, condurrebbe a quantificare la ricchezza prodotta da questo settore in Italia al di sopra del 4% del PIL. Nel complesso, il volontariato in termini economici rappresenta il 20% dell'ammontare complessivo delle entrate delle istituzioni nonprofit (40 mln di euro). "C'è un'Italia buona che si dà da fare per gli altri", ha commentato il presidente del Cnel, Antonio Marzano durante la presentazione della ricerca. "Sono gli uomini e le donne del volontariato, che arrivano dove lo Stato non può arrivare, che non fa notizia, ma un lavoro straordinario e silenzioso". Per misurare il valore delle attività di volontariato, l'International Labour Organization (ILO) ha recentemente predisposto il "Manual on the Measurement of Volunteer Work". Nei 32 paesi oggetto dell'indagine nel settore nonprofit è stato rilevato che circa 140 milioni di persone svolgono un'attività gratuita nel corso dell'anno, equiparabili a 20 milioni di lavoratori full-time e corrispondenti al 12% della popolazione adulta. Riguardo invece alla valorizzazione economica del volontariato all'interno dell'approccio costi-benefici e del calcolo dell'efficienza degli investimenti, il metodo VIVA (Volunteer Investment and Value Audit) mette in relazione gli input finalizzati a sostenere il volontariato (le risorse utilizzate per il reclutamento, la gestione, la formazione, i rimborsi spese, l'assicurazione ecc.) con gli output (il valore economico del tempo offerto dai volontari), allo scopo di misurare la redditività e il ritorno economico. Emerge che l'indicatore VIVA è pari a 11,8 per cui, in media, ogni euro rimborsato ai volontari corrisponde ad un ritorno economico di circa 12 euro.

 

LIBRO BIANCO, ZAMAGNI PRESENTA LE NOVITÀ: “TRE PASSI DECISIVI PER IL TERZO SETTORE”

«Il terzo settore deve capire di essere a pieno titolo soggetto di sistema e non deve pensarsi con una logica vittimistica: può influenzare la società, contribuendo a un miglior funzionamento di tutti i soggetti che a vario titolo intervengono nelle comunità». Così Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per il terzo settore intervenuto alla Camera dei deputati per la presentazione del “Libro bianco sul terzo settore” alla presenza del sottosegretario di Stato Gianni Letta. Il volume, nato da cinque anni di lavoro e di ricerca curato dallo stesso Zamagni analizza gli aspetti salienti del non profit italiano e avanza proposte per il futuro. Dalla riforma della legislazione di riferimento al finanziamento degli enti non profit, dalle questioni tributarie alla rendicontazione, dal problema della rappresentanza a quello della governance e del riconoscimento della qualità per un terzo settore.
Il testo rappresenta un punto di riferimento in un settore che si stima arrivi a sfiorare il 5% del Pil, occupando in forma retribuita 750mila persone e 3.3 milioni come volontari. Con 4 milioni di operatori, pari al 18% del totale dei lavoratori italiani, il non profit rappresenta il “contenitore sociale” più grande in Italia ma anche più qualificato: il 60% è costituito da donne, il 72% dei lavoratori sono laureati, l'età media si aggira intorno ai 40 anni. La stima media dei cittadini fruitori si aggira attorno ai 50 milioni. Quasi l’80% delle organizzazioni censite (dati Istat 2001) si è costituito negli ultimi vent’anni, a testimonianza della forte espansione che ha caratterizzato l'intero settore, oggi caratterizzato anche dalla presenza non solo di associazioni, cooperative sociali, organizzazioni non governative e fondazioni, ma anche di imprese sociali.
Per Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo settore, il “Libro bianco” «consente di avere un’analisi approfondita dei temi della rappresentanza, della sussidiarietà, dei limiti del modello italiano, delle grandi questioni legislative incompiute, il come stiamo all’interno dell’Europa senza avere un pensiero strategico di Terzo settore».

 

30 GIUGNO PRESENTATO A TORINO IL COMPENDIO STATISTICO SUI C.S.V. E SUI COGE

Fondi speciali per il Volontariato: un sistema utile, da perfezionare
Crescono le organizzazioni di volontariato in Italia: nel 2009, infatti, se ne contano 43.323 (il 3% in più del 2008 quando ne risultavano 42.056). Aumentano in particolare in Calabria (1.696, pari a +19,3% rispetto l'anno precedente), in Umbria (1.112, pari a +16,2%), nel Lazio (2.336, pari a +14,1%), in Veneto (3.123, +13,9%) e nelle Marche (1.740, +13,1%). Il 63% di questo “universo”, vale a dire 27.309 unità, risultano iscritte ai registri pubblici (+4,5% rispetto al 2008 e +11,4% rispetto al 2007). E' quanto emerge dai dati raccolti dai Comitati di gestione dei fondi speciali per il volontariato in collaborazione con i Centri di servizio per il volontariato. I 78 Centri di Servizio presenti in Italia in tutte le regioni operano sul territorio nazionale attraverso 432 punti di servizio (sedi principali, delegazioni e sportelli periferici), in media 1 ogni 138mila abitanti e 1 ogni 100 organizzazioni di volontariato. A questi centri nel 2009 sono stati erogati dalle Fondazioni di origine bancaria oltre 93milioni di euro (il 9% in meno rispetto l'anno precedente) ma, tenendo conto delle disponibilità di esercizi precedenti o di altri fondi di altri soggetti, i CSV hanno potuto disporre complessivamente di 133.290.565 euro (-4,5% rispetto il 2008).
Il “censimento” del volontariato italiano è raccolto nel Compendio statistico sui Centri di Servizio del Volontariato e sui Comitati di gestione dei Fondi speciali per il Volontariato, realizzato dalla Consulta nazionale dei Comitati di gestione e presentato giovedì 30 giugno a Torino nel corso di una conferenza stampa presso la Fondazione CRT Cassa di Risparmio di Torino.
«E' la seconda volta (la prima edizione è stata presentata nel 2010) che la Consulta si cimenta in un'opera di raccolta sistematica dei dati di funzionamento, dispersi in una molteplicità di luoghi e di archivi, di tutti i “sistemi regionali” preposti alla gestione dei fondi speciali per il volontariato (ex L. 266/91) – spiega il presidente Carlo Vimercati –. Si tratta di uno strumento molto utile perché fa da ponte tra i Centri di servizio, che sono gli attuatori finali del processo, e gli stakeholder che si trovano a monte a valle dello stesso (Fondazioni bancarie, Enti locali, Organizzazioni di volontariato), per i quali risulta molto difficile avere una visione unitaria del sistema dei fondi speciali. Esso infatti si presenta come una sommatoria di tanti sistemi regionali che non sempre sono in grado di dialogare tra loro in modo efficiente. La legislazione sul volontariato presenta molte lacune al riguardo, a cui noi abbiamo cercato di ovviare creando uno spazio di lavoro comune tra i Comitati di gestione e i Centri di servizio. Il Compendio è uno dei risultati a cui siamo arrivati».
Nella prima parte del Compendio viene descritto il “bacino d'utenza” dei Centri di Servizio per il Volontariato nelle regioni italiane, mentre nella seconda parte si passa ad analizzare l'operatività dei Centri stessi.
Secondo i dati raccolti, quasi tutti i CSV sono dotati di un sito web attraverso il quale forniscono alla cittadinanza e alle associazioni informazioni sulle attività e le iniziative. Nel 2009 i 78 Centri contano complessivamente sull'equivalente di 833,4 addetti a tempo pieno, di cui il 94,2% costituito da dipendenti o parasubordinati a tempo pieno o part time, e il restante 5,8% da operatori autonomi o da professionisti-consultenti: circa 1,4 addetto per 100mila abitanti a livello nazionale. Il 69,2% degli operatori sono impiegati nell'attività di front office e quindi a diretto contatto con le organizzazioni di volontariato e gli utenti, il restante 30,8% è impegnato in mansioni amministrative o di archivio dati e documentazione.
In una parte della ricerca vengono analizzati, con un modello semplificato di analisi delle priorità espresse, i bisogni manifestati dalle organizzazioni di volontariato e i servizi resi dai Centri di Servizio: le associazioni del terzo settore chiedono in particolare consulenze per il sostegno alle prassi amministrative, adempimenti di legge, aspetti legali e, sempre di più, anche supporto alla partecipazione ai bandi e alla progettazione sociale; il secondo tipo di bisogno è quello della promozione del volontariato e delle singole organizzazioni di volontariato e, a seguire, la formazione; solo al quarto posto della graduatoria viene indicata l'esigenza di avere più finanziamenti; agli ultimi due posti si collocano l'esigenza di servizi tecnico-logistici e il bisogno di informazione/documentazione.
La terza parte del Compendio analizza l'operatività dei Comitati regionali di gestione dei Fondi speciali per il Volontariato che svolgono una delicata funzione di regolazione e controllo del sistema in qualità di amministratori dello stesso. Essi provvedono, tra l’altro, ad assegnare annualmente i fondi ai Centri di servizio sulla base dei programmi di attività da questi presentati, e a controllare i relativi rendiconti.
Per lo svolgimento delle proprie funzioni i Comitati di gestione, composti ciascuno da 15 membri impegnati a titolo gratuito, si avvalgono di 61 operatori dedicati (tra dipendenti e consulenti), e di strutture particolarmente snelle. La maggior parte dei Coge regionali dispone di un sito web per la comunicazione delle proprie attività o per la diffusione di materiale informativo (leggi, pareri, delibere, bandi...).
Nel 2009 i costi di funzionamento dei Comitati di gestione hanno inciso per il 3,9% sul totale delle somme assegnate ai Centri di servizio.

 

Nuova pubblicazione sul volontariato – contributo di Eurodesk Italy

Dal titolo “Promuovere il dialogo tra cittadini, le organizzazioni della società civile, le istituzioni nazionali ed europee” la pubblicazione è un’introduzione all’Anno Europeo delle Attività di Volontariato che Promuovono la Cittadinanza Attiva. Offre un quadro dell’Anno Europeo del Volontariato, illustrando la sua base giuridica, i precedenti legislativi, gli aspetti finanziari, le iniziative e le attività principali, e analizzando l’impatto del volontariato sulla società e la crescita economica, nonché il suo ruolo nella promozione della cittadinanza attiva, dell’inclusione sociale e dei valori dell’Unione Europea – quali il rispetto dei diritti umani, il rifiuto di ogni tipo di discriminazione, il dialogo interculturale. Il suo obiettivo principale è di lanciare il dibattito tra le istituzioni europee e le organizzazioni europee su: il ruolo del volontariato sulla scena culturale, sociale ed economica in Europa. Eurodesk Italy ha contribuito alla pubblicazione con uno studio (che si può trovare a partire dalla pagina 141) sull’importanza delle reti di informazione, sottolineando anche il suo impegno per l’Anno Europeo del Volontariato.
La pubblicazione può essere scaricata su:

 

Seconda valutazione dell’implementazione dei “Safer Social Networking Principles” per la UE

Nel Giugno 2011, la Commissione Europea ha pubblicato il primo gruppo di risultati di una seconda valutazione indipendente sull’implementazione relativa ai principi di social network più sicuri. Il rapporto mostra che i siti di social network non garantiscono la privacy dei minori. Solamente due social network testati proteggono i profili dei minori per default e solo quattro garantiscono che i minori vengano contattati esclusivamente da amici.
Per ulteriori informazioni, visitare il sito indicato sotto.

 

ONU – La censura di Internet è una violazione
dei diritti fondamentali dell’uomo

La consacrazione di internet come strumento “fondamentale” nella vita di tutti gironi (e in qualsiasi ambito), quotidianamente si arricchisce di “nuovi tasselli”.

L’ultimo di questi, in ordine di tempo, proviene addirittura dall’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite).

Nella fattispecie, l’organizzazione internazionale si è da poco espressa su un particolare tema, ossia l’accesso a internet da parte dei cittadini delle varie nazioni.

Ebbene, in base a quanto stabilito dall’ONU, l’accesso alla rete sarebbe da considerare come uno dei diritti fondamentali” dell’uomo.

Tale concetto è contenuto nel “Report of the Special Rapporteur on the promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression”, datato 16 maggio 2011 e realizzato da Frank La Rue.

Questo rapporto analizza le tendenze e sfide per il diritto di tutti gli individui a cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere attraverso Internet.

Il relatore sottolinea il carattere unico e la trasformazione di Internet ha portato nel consentire agli individui di esercitare il loro diritto alla libertà di opinione e di espressione, promuovendo il progresso della società nel suo complesso.
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Relazione Annuale sull’attività svolta
dall’Agenzia per le Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale
(1° gennaio 2010 - 31 dicembre 2010)

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Linee Guida per la Raccolta dei Fondi

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I diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia

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Il vero welfare? Parenti, amici, vicini

Un italiano su 4 fa da "caregiver", dice l'Istat, per 3 miliardi di ore all’anno in tutto. Le donne si sobbarcano due terzi del carico di cura. Ma i bisogni cui rispondere sono troppi

Più di un italiano su quattro fa parte di una rete informale: in qualità di amico, parente, collega, vicino di casa si mette a disposizione di altre persone bisognose di aiuto. Per un totale di 3 miliardi di ore all’anno. È questo il vero welfare italiano, fotografato dall’Istat nel suo Rapporto annuale sulla situazione del Paese. È il volto di un’Italia che si riscopre solidale e che trova nelle reti familiari e amicali una vera e propria àncora di salvezza. Si tratta di oltre 14 milioni di persone, chiamate “caregiver”, ovvero coloro che si prendono a cuore qualcun altro, insomma buoni samaritani che senza tante smancerie si preoccupano e aiutano il prossimo. Rispetto al 1983, il loro numero è in crescita. Allora, i "caregiver" erano il 20,8 per cento della popolazione italiana; oggi sono il 26,8 per cento.

Il merito di questo aumento è dovuto a più fattori, tutti comunque strettamente riconducibili alle profonde trasformazioni demografiche che hanno interessato il Paese negli ultimi anni. Ma dipende anche dai criteri usati dall’Istat per definire il “caregiver”: solo le persone che non vivono nella stessa abitazione della famiglia che riceve aiuto. Poiché i nuclei familiari sono diventati sempre più piccoli, con al massimo due generazioni conviventi sotto lo stesso tetto, ne risulta che una nonna che offre il proprio appoggio dall'esterno (ad esempio accompagnando i nipoti a scuola o preparando loro pranzo) rientra a pieno titolo nei "caregiver", anche se il suo lavoro di assistenza non è cambiato rispetto al passato.

Un altro motivo dell’aumento sta nel maggior numero di anziani in buona salute, che diventano risorsa attiva per la famiglia di riferimento e sempre più spesso per l’intera comunità. Lo dimostrano, ancora una volta, i dati: l’Istat riferisce di un significativo aumento dell’età media dei "caregiver", passata dai 43,2 anni del 1983 ai 50,1 del 2009. Il terzo motivo è l’ingresso della donna nel mercato del lavoro, che ha costretto le famiglie a pensare soluzioni alternative soprattutto per l’assistenza ai bambini, richiedendo sempre più spesso un aiuto esterno. In ogni caso, crescendo il numero di caregiver cala, parallelamente, il numero di ore impiegate da ciascuno di essi: da 26,4 a 21,8 ore al mese per gli uomini, da 37,3 a 31,2 ore per le donne in 10 anni.

Questa vasta rete solidale non riesce però a dare risposte sufficienti ai bisogni crescenti: difficoltà economiche, “grandi anziani” spesso non autosufficienti da accudire, figli da gestire sono ancora appannaggio della donna, costretta a far fronte a un carico di cura che l’Istat definisce “insostenibile”. Questo “pilastro delle reti di aiuto”, come viene definito nel rapporto, da solo fornisce i due terzi di tutto l’aiuto informale, con 2,2 miliardi di ore sul totale di 3 miliardi. Si prenda ad esempio una 55enne-tipo di oggi: nonna, madre, lavoratrice, con i genitori in vita da accudire, i nipotini cui badare, i figli da aiutare. È tutto sulle sue spalle e ci sono meno persone nella rete di parentela su cui contare rispetto alla generazione che l’ha preceduta. Tutte queste difficoltà sono probabilmente alla base del rapporto - solo apparentemente paradossale - tra incremento dei "caregiver" e calo delle famiglie aiutate (dal 23,3 per cento del 1983 al 16,9 per cento del 2009). Una stessa famiglia, infatti, necessita del sostegno di più persone per far fronte a tutte le incombenze. Ma il calo dei beneficiari può essere spiegato anche dal fatto che, soprattutto nelle regioni del Nord maggiormente benestanti, alla rete informale si è sostituto il servizio pubblico o quello privato.  

Sale il numero delle famiglie sostenute economicamente dalla rete informale: sono il 20,6 per cento (18,9 per cento nel 1998, con forte incremento dal 2003 quando erano 16,8 per cento): un segno delle crescenti difficoltà a far quadrare i bilanci domestici. I destinatari sono perlopiù persone disoccupate (67 per cento), con madre sola casalinga (42,7 per cento), ma aumentano significativamente gli aiuti ai giovani: dal 24 per cento a 29 per cento per famiglie con capofamiglia tra 25 e 39 anni.

Se la voce “assistenza agli anziani” incide molto sul carico di cura della donna, non è comunque la più onerosa. L’Istat infatti riferisce che è cambiata la distribuzione delle ore di assistenza: prima di tutto vengono i bambini. Le ore dedicate ai minori aumentano del 50 per cento dal 1998 al 2009, arrivando a 1 miliardo e 322 milioni e coinvolgendo 4 milioni di "caregiver". Non solo: il 40,2 per cento degli aiuti informali in un anno è rivolto a bambini, soprattutto al Centro e al Nord. Al contrario, cala il tempo per l’assistenza agli adulti, per attività domestiche e prestazioni sanitarie. Nel 2009 il 36,7 per cento delle famiglie con bambino di età inferiore ai 14 anni è stata raggiunta da aiuti informali, pubblici o privati (nel 1998 erano il 30,5 per cento). Di queste, il 26,6 per cento riceve aiuto dalla rete informale (+6 per cento in 10 anni). Nel 2009 3,7 milioni di bambini sono stati affidati a un adulto almeno una volta a settimana (47,4 per cento del totale). Nel 75,7 per cento dei casi le figure di riferimento sono i nonni, e soprattutto le nonne, che in Italia sono 4 milioni e 200 mila. Ancora: il 12 per cento delle famiglie con bambini riceve aiuti di tipo economico, con un netto aumento rispetto al 5,5 per cento del 1998, specialmente per l’assegno di maternità e quello per il  terzo figlio. Di contro, il numero di famiglie con anziani che ha avuto un aiuto di qualche tipo si ferma al 29,2 per cento. Anche in questo caso incide molto il ricorso ai servizi pubblici o privati, ma ci sono anche 651 mila anziani gravemente limitati nello svolgimento delle attività quotidiane che non ricevono aiuti di nessun tipo.  
 
Anche il mondo del volontariato fa la sua parte, rappresentando il 6,6 per cento dei "caregiver": è in calo rispetto al 2003, quando era al 7,9 per cento, ma in crescita rispetto al 1998 (5,6 per cento). L’attività dei volontari assorbe il 5,5 per cento delle ore fornite in un anno e l’aiuto più frequente è quello economico: questa voce ha subito un netto incremento rispetto a dieci anni fa. Dal 4,6 per cento del 1998 si è arrivati nel 21 per cento sul totale degli aiuti. Importante resta il ruolo di compagnia (17,2 per cento), di assistenza ai bambini (15,3 per cento) e agli adulti (12,3 per cento).

 

La Fondazione Sodalitas lancia in Italia "Volontari per un giorno"

Presentata al salone della responsabilità sociale "Dal dire al fare" la campagna è aperta a privati cittadini e aziende che offrono ai loro dipendenti la possibilità di spendere una giornata lavorativa per un'attività di volontariato tra il 1° e il 30 giugno

E' stata presentata al salone della responsabilità sociale "Dal dire al fare" la campagna "Volontari per un giorno", promossa dalla Fondazione Sodalitas, che si concretizzerà tra il 1° e il 30 giugno. Obiettivo dell'iniziativa, promuovere il volontariato d'impresa: "Possono partecipare sia privati cittadini, sia aziende che offrono ai loro dipendenti la possibilità di spendere una giornata lavorativa per un'attività di volontariato", spiega Massimo Ceriotti di Fondazione Sodalitas. Ad oggi hanno aderito 86 organizzazioni di volontariato (per un totale di 107 progetti) che hanno messo a disposizione oltre 8mila posti per fare esperienza di volontariato presso le proprie strutture. A questo punto tocca ai partecipanti all'iniziativa "Volontari per un giorno", riempire questi slot. I cittadini possono aderire alla campagna compilando il form d'iscrizione presente sul sito www.volontariperungiorno.it, oppure scrivendo direttamente all'organizzazione d'interesse.
"Il volontariato d'impresa è un modello che arriva dagli Usa e dal Regno Unito - spiega Ceriotti -. Per le imprese di questi Paesi è una prassi consolidata offrire ai propri dipendenti la possibilità di dedicare un certo numero di ore lavorative ad attività di volontariato". Una prassi che in Italia sta ancora muovendo i primi passi: la stima di Fondazione Sodalitas è che siano almeno 10mila le ore lavorative che in Italia vengono dedicate al volontariato d'impresa.

 

Non Profit, settore frammentato ma di certa
utilità sociale: questa la percezione degli italiani

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BOZZA DELLA "CARTA DELLA DONAZIONE - ed. 2011"

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Rapporto annuale ISTAT 2010

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